Mino Rosso: Scolpire la VelocitĂ  e la Forma nello Spazio

di Paolo Camporese

Quando si parla di scultura futurista, il pensiero critico corre con immediata naturalezza alle celebri “linee di forza” e al dinamismo plastico di Umberto Boccioni. Tuttavia, a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, la spinta propulsiva del movimento guidato da Filippo Tommaso Marinetti trovò un’intensa stagione di rinnovamento a Torino, proprio grazie all’energia teorica e alla ricerca formale dello scultore piemontese Mino Rosso.

Se il 1929 fu l’anno nodale della teorizzazione dell’Aeropittura, a tredici anni dalla prematura scomparsa di Boccioni fu Mino Rosso ad aprire con decisione la via all’Aeroscultura, erigendosi a figura di riferimento del movimento. Negli anni compresi tra il 1927 e il 1939, l’artista rilanciò e attualizzò i concetti chiave di simultaneitĂ , compenetrazione spaziale e smaterializzazione della massa plastica.

Con l’opera spartiacque Elementi in volo (1927), Rosso inaugurò ufficialmente questa nuova stagione plastica. La sua sperimentazione innescò una vera e propria reazione a catena nell’immaginario del Secondo Futurismo, processo che culminerĂ  nel 1934 con la stesura del Manifesto della Plastica Murale e del Manifesto dell’Aeroplastica Futurista, firmati tra gli altri da maestri come Bruno Munari e Regina (Regina Cassolo Bracchi), tra le protagoniste piĂą incisive dell’avanguardia dell’epoca.

L’Anima del Futurismo Torinese

Nato a Castagnole Monferrato nel 1904, Mino Rosso si impose in breve tempo come una delle personalitĂ  piĂą vivaci e rigorose del Gruppo Futurista Torinese, operando in stretta sinergia con interpreti del calibro di Fillia (Luigi Colombo), Nikolay Diulgheroff ed Enrico Prampolini.

In un clima culturale e industriale proiettato verso l’esaltazione della macchina, il mito della velocitĂ  e l’architettura razionalista, Rosso rifiutò radicalmente l’accademismo e la staticitĂ  della scultura di tradizione. Il suo obiettivo primario fu l’elaborazione di un linguaggio tridimensionale fondato sulla dinamica dei volumi e su una viscerale compenetrazione tra materia e spazio circostante.

Le Opere Chiave e l’Apice Plastico

Gli anni Trenta rappresentarono il vertice creativo di Mino Rosso, con un repertorio di opere capaci di dialogare rigorosamente sia con l’ereditĂ  futurista, sia con le concomitanti ricerche delle avanguardie europee.

  • Elementi in volo (1927): quest’opera si inserisce appieno nel dibattito critico delle avanguardie europee, misurandosi direttamente con le scomposizioni volumetriche di Jacques Lipchitz e le intuizioni del Cubismo sintetico.
  • L’aviatore (1929): la scultura riassume la sintesi di un uomo in volo; le sfaccettature e le superfici spezzate restituiscono l’aerodinamicitĂ  e la spinta propulsiva del corpo scultoreo nell’atmosfera.
  • Il motociclista (1931): celebre esaltazione della velocitĂ  terrestre, in cui l’anatomia umana si fonde e si compenetra con la struttura meccanica del veicolo in un’unica entitĂ  cinetica.
  • Architettura di uomo piĂą macchina (1932-34): sintesi estrema della sua razionalizzazione formale, dove l’elemento organico viene distillato in forme geometriche pure, trasformando la figura umana in una vera architettura industriale.

Contesto storico: A seguito della scomparsa di Fillia nel 1936 e del progressivo disfacimento del Gruppo Futurista di Torino, Mino Rosso si allontanò dalla scena pubblica per dedicarsi prevalentemente alla pittura. Nel secondo dopoguerra riprese le fila della scultura futurista, ma il suo percorso si interromperà nel 1963, a soli cinquantanove anni.

L’EreditĂ  Artistica e la Cifra Stilistica

L’apporto di Mino Rosso alla scultura del Novecento si articola su tre direttrici fondamentali:

  • Compenetrazione dei Piani: L’accentuata spigolositĂ  e il continuo gioco di volumi concavi e convessi rifrangono la luce naturale, conferendo all’opera una tensione dinamica in perenne vibrazione.
  • Dialettica tra Materia e Forma: Attraverso l’impiego di materiali tradizionali come bronzo e gesso, o mediante la sperimentazione con la ceramica e la terracotta, Rosso riuscì a tradurre il dinamismo teorico in una concretezza tattile e volumetrica di estrema modernitĂ .
  • Aeroscultura e Vertigine Spaziale: Anticipando gli sviluppi dell’Aeropittura e dell’Aeroplastica, l’artista sradicò la scultura dal suo basamento statico, infondendovi la sensazione visiva del volo, della traiettoria e della vertigine spaziale.

 

Nell’immagine una scultura di Paolo Camporese in terracotta policroma dal titolo Rosso Rivoluzionario