“Il cielo e le stelle” di Arturo Martini: un dialogo tra classicismo e modernità

 

Il cielo e le stelle è un monumentale gruppo scultoreo in terracotta, esemplare unico, plasmato da Arturo Martini a Vado Ligure su commissione dell’architetto Marcello Piacentini. Negli anni Trenta del Novecento, l’opera trovò la sua collocazione ideale nel giardino della villa romana del celebre progettista. Nel secondo dopoguerra, purtroppo, la scultura subì gravi atti vandalici che ne deturparono le teste e le mani; un danno storico che, paradossalmente, ne ha accentuato il fascino e il legame con l’antico. Il gruppo è composto da due figure di impianto classico: una seduta e l’altra semisdraiata, adagiata ai piedi della prima. L’opera trae una fortissima ispirazione dal celebre gruppo scultoreo di Fidia originariamente collocato nel frontone orientale del Partenone, che raffigura le dee Afrodite e Dione. Lo stesso Martini confermerà questo esplicito riferimento filologico durante le conversazioni raccolte da Gino Scarpa nei celebri “Colloqui sulla scultura”. Esiste un parallelismo formale e concettuale profondo tra le due opere: Le sculture del Partenone sono giunte a noi acefale e mutile. I danni subiti dall’opera di Martini nel dopoguerra hanno finito per ricalcare tragicamente questa incompletezza, accentuando visivamente la parentela spirituale e formale con il capolavoro di Fidia. Martini non copia l’antico, ma lo rilegge in chiave modernissima. La modellazione dei volumi procede dal basso verso l’alto attraverso una precisa tensione geometrica. Nell’opera si avvertono due importanti “salti” compositivi: il primo è generato dal panneggio del peplo della figura seduta; il secondo si innesta dalla spalla della figura distesa. Da questo punto in poi, la progressione plastica accelera verso l’alto, culminando nella tensione delle teste rivolte, appunto, verso il cielo e le stelle. Dal punto di vista formale, la superficie accoglie la luce in modo vibrante: sono chiaramente visibili gli ampi colpi di spatola con cui l’artista ha sbozzato e modellato le vesti e la sinuosità dei seni, lasciando l’impronta di un fare plastico immediato e vigoroso. Questo cortocircuito visivo dà vita a un dialogo serrato tra l’apollineo classico e l’espressività romantica, tipico della poetica martiniana degli anni Trenta.

 

Paolo Camporese

La scultura nell’immagine è opera di Paolo Camporese titolo: “le stelle cadenti” terracotta policroma.

Armonia