La scultura metafisica di Giorgio De Chirico

Quando si parla di Giorgio De Chirico, il pensiero corre subito alla pittura metafisica, nata negli anni Venti del Novecento e caratterizzata da atmosfere sospese, piazze deserte e figure enigmatiche. Meno conosciuta, ma di grande fascino, è invece la sua produzione scultorea, avviata solo a partire dagli anni Sessanta.

In questo periodo, il maestro decide di dare corpo tridimensionale ai personaggi e ai simboli che avevano popolato le sue tele per decenni. Prendono così forma opere come Il grande metafisico, Gli archeologi, Il trovatore e Le muse inquietanti: sculture che non si limitano a “riprodurre” i dipinti, ma li trasformano in presenze reali, capaci di abitare lo spazio.

Il numero delle opere non è vasto, ma ciascuna di esse ha un valore fondamentale: segna l’apertura di De Chirico a un linguaggio nuovo, capace di portare l’enigma metafisico nella dimensione tattile e concreta del bronzo. I manichini e le figure senza volto che abitavano le piazze silenziose della pittura ora diventano corpi solidi, statue che conservano intatta la loro aura di mistero.

La scultura metafisica rappresenta dunque un capitolo prezioso della ricerca di De Chirico: un passaggio in cui pittura e plastica si incontrano, dando vita a opere che rivelano ancora oggi la modernità e la forza visionaria dell’artista.  

Paolo Camporese

Nell’immagine alcune sculture di Paolo Camporese ispirate dall’opera plastica di Giorgio De Chirico