Henry Moore e i bozzetti in terracotta

La produzione sconfinata di grandi sculture di Henry Moore passa attraverso la realizzazione di piccoli bozzetti in materiali facilmente lavorabili come il gesso e l’argilla. Tra quelli in terracotta si possono elencare i gruppi familiari o le singole figure reclinate. In particolare, si possono citare il bozzetto definitivo per la famiglia Harlow (Working Model for Harlow Family Group) e due modelli, uno del 1945 e uno del 1946, denominati entrambi Gruppo familiare. In tutti e tre i bozzetti si possono evidenziare tre caratteristiche principali:

  • L’influenza dell’arte arcaica: Moore, prendendo spunto dal suo viaggio in Italia, introduce nei bozzetti evidenti reminiscenze etrusche.
  • L’autonomia dei volumi: Le forme che la figura umana può assumere pur partendo da uno studio realistico del corpo.
  • La stilizzazione delle teste: Un tratto distintivo dei componenti dei gruppi familiari.

Il primo aspetto è influenzato dal viaggio che Moore compie in Italia negli anni Venti del secolo scorso. L’arte che incontra spazia dall’arcaismo etrusco fino a Donatello, Michelangelo e Masaccio. Quest’ultimo, con la Madonna con Bambino e quattro angeli (pannello centrale del Polittico di Pisa), influenzerà la produzione della Madonna con Bambino per la chiesa di St Matthew a Northampton. Alcuni dettagli di questa scultura si ritrovano anche nei successivi bozzetti dei gruppi familiari.

Il secondo punto riguarda l’evoluzione che i volumi assumono durante la lavorazione. Questo, a mio avviso, è un aspetto intimo dello scultore che solo chi si approccia alla modellazione della terracotta può intuire. Infatti, la morfologia di un osso o di un muscolo suggerisce all’artista come far evolvere il volume. Nel bozzetto del 1946, Moore ci propone una stilizzazione estrema: nella figura maschile riduce il busto realizzando un vuoto centrale con due sostegni laterali che sorreggono il cinto scapolare, il collo e la testa. Al centro del busto così svuotato spicca la figura del figlio maggiore che riempie parzialmente l’apertura. In quella femminile, invece, si possono apprezzare i vuoti e i pieni del torso: in particolare, un seno è prominente nell’atto di allattare il figlio minore, mentre il secondo è rappresentato da un foro. Sono intuizioni che sorgono spontanee durante la modellazione e permettono alla scultura di assumere un ritmo cadenzato.

Il terzo punto prevede che le teste di tutti i bozzetti siano idealizzate. Esse sono rappresentate da ovali nei quali gli occhi sono ben in evidenza, mentre il naso e la bocca risultano appena accennati da un colpo di stecca. Non potrebbe essere altrimenti: le teste si inseriscono in un concerto di vuoti e di pieni, in un’astrazione dei corpi che solo il richiamo al primitivismo può bilanciare.

Il nuovo umanesimo che si intuisce in questi gruppi diventa la voce di una nazione che, nel clima del dopoguerra, vuole riaffermare il ritorno ai valori inalienabili dell’educazione, della famiglia e dell’equilibrio sociale. Questi bozzetti, infatti, saranno lo spunto per le grandi sculture che popoleranno chiese e scuole, spingendo inoltre il governo britannico a porre maggiore attenzione all’arte contemporanea e a promuovere l’arte inglese all’estero.

Paolo Camporese

Nell’immagine: l’opera in terracotta policroma intitolata “Yoga”, realizzata dallo scultore Paolo Camporese.