Amleto Sartori: Il Poeta del Volto e della Materia

Amleto Sartori (1915–1962) è stato uno scultore padovano di eccezionale levatura che, nonostante un valore artistico immenso, resta oggi un nome meno noto al grande pubblico di quanto meriterebbe. La sua vita, breve ma intensissima, incarna il perfetto binomio tra rigore artigianale e genio visionario: un artista a cui non mancò il talento, ma solo il tempo per veder pienamente riconosciuta la propria rivoluzione estetica. Nato a Padova il 3 novembre 1915, Sartori costruisce il proprio percorso attraverso un itinerario faticoso e “sudato”: costretto a lavorare fin dall’infanzia, muove i primi passi nella bottega di un intagliatore per poi frequentare i corsi serali dell’Istituto Pietro Selvatico. Grazie a una determinazione incrollabile e alla vittoria di borse di studio, riesce a frequentare le Accademie di Belle Arti di Venezia (dove si diploma nel 1939) e di Firenze. Il suo valore viene riconosciuto precocemente: già nel 1931 e nel 1933 partecipa alla Biennale di Venezia e, poco dopo il diploma, ottiene la cattedra di scultura proprio in quel “Selvatico” che lo aveva visto studente. La vita di Sartori fu segnata anche da una profonda integrità morale ed impegno civile: arruolato negli Alpini e ammesso alla scuola allievi ufficiali, ne viene espulso per le sue aperte posizioni antifasciste; durante la Resistenza, il suo attivismo gli costa due arresti da parte della famigerata “Banda Carità”. Solo dopo la Liberazione può tornare pienamente all’insegnamento e alla produzione artistica nella sua città natale. Il 1948 segna lo spartiacque definitivo della sua carriera: chiamato dal regista Gianfranco De Bosio, Sartori inizia a insegnare la modellazione delle maschere teatrali per l’Università di Padova. È l’inizio di una rinascita culturale: Sartori riscopre la tecnica della maschera in cuoio della Commedia dell’Arte, elevandola a opera d’arte contemporanea. La sua fama travalica rapidamente i confini nazionali, raggiungendo i più prestigiosi teatri d’Europa, dal Piccolo Teatro di Milano (collaborando con Giorgio Strehler) al Teatro di Stato di Copenaghen, fino al Centre Dramatique di Strasburgo. Le sue maschere diventano oggetti di culto per registi e attori del calibro di Jacques Lecoq ed Elia Kazan, entrando persino nelle collezioni della Regina d’Olanda. Nonostante il successo nel teatro, Sartori non abbandona mai la scultura monumentale, lasciando a Padova tracce indelebili come il monumento al Ruzzante vicino al Liviano, il Portale della Pietà al Palazzo del Bo, la pala in rilievo nella Chiesa del Torresino e gli angeli in bronzo nella Basilica di Santa Giustina. Una menzione speciale merita la Fontana dell’Arlecchino ad Abano Terme, opera di altissimo livello che purtroppo soffre oggi di una collocazione urbana che ne offusca la potenza visiva. Scomparso prematuramente a soli 46 anni nel 1962, Amleto Sartori rimane l’esempio di un artista totale, capace di far dialogare la durezza della pietra e del bronzo con la vibrante duttilità del cuoio, restituendo anima e volto alla tradizione teatrale italiana. Riscoprire Sartori oggi significa restituire a Padova e alla scultura del Novecento un protagonista assoluto della modernità.

Paolo Camporese

Nell’immagine una scultura di Arlecchino di Paolo Camporese