“Intaglio e Modellato: Due Vie della Scultura, Due Visioni dell’Arte”
La storia della scultura è segnata da una dicotomia che, nei secoli, ha assunto un valore non solo tecnico, ma anche filosofico ed estetico: la contrapposizione tra scultura ad intaglio e scultura modellata. Le due tecniche, apparentemente semplici nella loro distinzione — togliere materia o aggiungerla — incarnano due modi diversi di concepire il fare artistico. L’intaglio, o “scultura per via di levare”, prevede la sottrazione progressiva di materiale da un blocco grezzo (marmo, legno, pietra), mentre la modellazione, o “scultura per via di porre”, consiste nell’aggiungere materia (argilla, cera, gesso) fino a ottenere la forma desiderata. Al di là della loro dimensione manuale, esse si configurano come metafore contrapposte di creazione: una come rivelazione, l’altra come costruzione.
La nobiltà dell’intaglio: arte come scoperta
Fin dall’antichità, la scultura ad intaglio ha goduto di un prestigio particolare. Essa richiede grande precisione, visione chiara del risultato finale e consapevolezza del limite: ogni colpo di scalpello è definitivo, ogni errore irreversibile. Michelangelo Buonarroti, emblema della scultura rinascimentale, vedeva il marmo come un contenitore della forma, che l’artista doveva semplicemente liberare. La sua celebre affermazione “Ogni blocco di pietra ha una statua dentro di sé e il compito dello scultore è scoprirla” riassume perfettamente questa concezione dell’arte come atto di rivelazione, quasi mistico, dove la mano dell’artista si limita a rendere visibile ciò che già esiste in potenza. Si tratta certamente di una visione ancora valida, tuttavia la contemporaneità non contempla più i valori della meditazione che sono insiti nell’intaglio di una scultura. Le immagini vengono divorate senza contemplare l’impegno che richiede una scultura di questo tipo. Mentre nel Rinascimento l’epifania di una scultura, per esempio in marmo, rappresentava un evento quasi mistico.
La modellazione: arte come costruzione e trasformazione
All’opposto, la scultura modellata offre un processo più fluido e aperto: si costruisce la forma passo dopo passo, con la possibilità continua di modificarla, ripensarla, plasmarla secondo la propria visione. Questa tecnica si presta a una maggiore sperimentazione, sia nella fase creativa che in quella esecutiva, ed è stata ampiamente utilizzata non solo in epoca antica (come nelle civiltà mesopotamiche o egizie), ma soprattutto nell’età moderna e contemporanea. Con la modellazione, l’artista diventa architetto della forma, manipolando la materia in un dialogo dinamico che può prolungarsi nel tempo, fino a trovare la giusta espressione. Si tratta di un procedimento in cui la scoperta è effettivamente il motore della produzione. Si possono confrontare ad esempio i bozzetti in terracotta del Bernini con le produzioni in marmo. In alcuni casi l’argilla mostra una vivacità che nel marmo viene persa. Confrontiamo inoltre anche la celebre scultura di Pigalle “Mercurio”, nella terracotta è vivo, sembra quasi spiccare il volo, mentre nel marmo perde la vitalità e diventa algido. Nell’intaglio del Mercurio Pigalle, la Vis Vitalis la “scopre”, mentre nella terracotta la “infonde”.
Due approcci, due visioni del mondo
Questa distinzione tecnica si traduce in una contrapposizione simbolica più ampia: l’intaglio rappresenta l’idea di un ordine già presente nel mondo, che l’artista ha il compito di svelare; la modellazione, al contrario, riflette una visione più moderna e soggettiva della realtà, in cui l’artista è creatore attivo e la forma nasce dal suo intervento continuo. In questo senso, la diatriba tra intaglio e modellazione non riguarda solo la scultura, ma tocca il ruolo stesso dell’artista nella società: testimone di una verità eterna o inventore di nuovi mondi?
Oggi: una sintesi possibile
Nel panorama contemporaneo, questa distinzione si è progressivamente attenuata. La scultura si è aperta a nuovi materiali e tecnologie — dalla stampa 3D al taglio laser, dalla realtà aumentata ai materiali organici — che mescolano i due approcci, superandone i confini rigidi. L’artista contemporaneo non si definisce più per la tecnica che utilizza, ma per la visione che propone. E proprio in questa libertà si trova una nuova sintesi, in cui intaglio e modellazione non sono più nemici, ma strumenti complementari di un linguaggio espressivo più ricco e fluido.
Conclusione
La diatriba tra scultura ad intaglio e modellata, più che una contrapposizione, può oggi essere letta come un duello creativo che attraversa secoli e culture. Ogni tecnica ha le sue virtù, le sue difficoltà, i suoi simboli. E forse è proprio nell’incontro tra queste due vie che si annida la forza dell’arte scultorea: nel suo saper togliere per rivelare, ma anche nell’aggiungere per inventare. In fondo, ogni scultore, nel gesto creativo, è insieme esploratore e costruttore: un artigiano del vuoto e del pieno.
Paolo Camporese
Consiglio due libri sull’argomento l’autore è Rudolf Wittkower:
- La scultura raccontata da Rudolf Wittkower. Dall’antichità al Novecento, pubblicato da Einaudi.
- Arte e architettura in Italia 1600–1750, pubblicato da Einaudi



