La terracotta nella scultura, un materiale da rivalutare.

Un forte componente romantica pervade l’idea della statua imprigionata nel blocco di pietra e dell’uomo che si confronta con la dura materia. Personalmente trovo del tutto futile, e vaga, tutta la discussione circa il modellare e l’intagliare. Il risultato è ciò che conta. Tra i due modi, il modellare, a me sembra più creativo. Il blocco predisposto per l’intaglio molte volte suggerisce la forma, inoltre nel levare ogni movimento ha una sua finalità assoluta, la lotta con il materiale impone una tensione costante e un improvviso movimento può compromettere l’opera. Nel modellato la scultura nasce dal nulla, l’artista è indipendente da tutto, tranne le difficoltà tecniche del soggetto da lui scelto. In particolare la terracotta permette all’artista di portare a compimento l’idea elaborata, ottenendo così il bozzetto o l’opera finita. Molti ritengono che la ceramica sia fragile ma è una cosa falsa. A testimonianza di ciò parlano i vasi greci e tutte le sculture fittili di ogni epoca e cultura, che hanno passato indenni i secoli, e sono ora esposti nei musei di tutto il mondo. Molte sculture in bronzo invece non sono arrivate fino a noi perché nel tempo sono state fuse per riciclare il materiale e inoltre sono molto fragili forse più della terracotta.

Ma quali sono i motivi per cui la terracotta e più in generale la ceramica sono confinate tra i materiali poveri dell’arte? Tale confinamento risale ai tempi del Vasari, il quale distingue tra le arti maggiori e arti minori, la terracotta viene così relegata nella sfera dei materiali meno nobili. La sentenza l’aveva già decretata Michelangelo che poneva in testa ad una scala di valori, il marmo e il mito della scultura in levare e questa visione ha influenzato per secoli il concetto di scultura. Prima di Michelangelo, questa distinzione non esisteva, la terra e lo stucco venivano indifferentemente impiegati per modelli e opere finite. Tuttavia dal cinquecento in poi si comprese l’importanza dei bozzetti e si cominciarono a conservare anche i modelli in creta. A questo proposito vale la pena ricordare una delle collezioni più importanti del XVIII, quella dell’abate Filippo Farsetti (1703-1774). Oggi questa collezione è dispersa tra il museo dell’Ermitage di S. Pietroburgo e la Cà D’oro di Venezia ed era costituita da numerosi busti e bozzetti in terracotta. Tra i bozzetti collezionati dal Farsetti troviamo i nomi di Gian Lorenzo Bernini, Alessandro Algardi, Stefano Maderno, Ercole Ferrata e Camillo Rusconi, solo per citarne alcuni. Restano famosi anche i rari bozzetti del Canova, esposti nel museo di Possagno.

Arrivando al secolo breve, secondo le concezioni che ci giungono dalla tradizione, Rodin è apprezzato come modellatore di talento, persino un genio ma, rimane un modellatore. Artisti famosi come Medardo Rosso, Arturo Martini, Lucio Fontana e Fausto Melotti, secondo questa concezione, rimarrebbero confinati ai margini dell’arte scultorea. Lucio Fontana, alla fine degli anni trenta del secolo scorso, si dichiarava scultore e non ceramista, egli considera sé stesso come un artista che è riuscito ad andare oltre certe abilità artigianali liberandosi da ogni compromesso di materia e forma. Rimanendo al novecento chi riporta in auge la terracotta, anche di grandi dimensioni, è il trevigiano Arturo Martini. Degli anni 1930-32 sono le grandi opere in argilla semirefrattaria che sanciscono la piena maturità artistica dello scultore. Queste sculture vengono modellate dall’artista a Vado Ligure dove lavora in un forno-studio messogli a disposizione da ILVA Refrattari. In questo modo Martini può modellare le sculture, di grandi dimensioni, direttamente dentro al forno evitando i rischi legati allo spostamento. Arturo Martini, decreta per la scultura, la riunione tra arti minori e maggiori, sanando la frattura sancita dal Vasari.

In conclusione possiamo dire che più un’opera di scultura è vicina al nostro tempo, tanto più può fare a meno della diretta partecipazione dell’autore. In effetti la fusione in bronzo è affidata ai maestri della fonderia mentre la realizzazione in marmo è affidata allo scalpellino. Negli ultimi anni il modello è direttamente affidato alle stampanti 3D che realizzano la scultura nei materiali più disparati. Per tale motivo i modelli in terracotta, che fissano il primo stadio del lavoro degli scultori, sono particolarmente interessanti.

Nel mio caso le opere vengono prodotte in terracotta e poi patinate a freddo o smaltate e mandate in seconda cottura. Le opere concluse in ceramica, a mio parere, assumono un valore particolare, sono pezzi unici non ripetibili, per tale motivo dovrebbero essere apprezzate alla stessa stregua dei quadri. Solo pochi e raffinati collezionisti apprezzano l’opera in ceramica. La prova di questo sono i record d’asta raggiunti dalle sculture in  ceramica di Lucio Fontana, Fausto Melotti e autori contemporanei come Luigi Ontani e il duo Bertozzi e Casoni.

Nella figura una scultura  di Paolo Camporese dal titolo “Il sogno di John Pemberton”